Come capire se si è pronti a mettersi in proprio

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Fattori da considerare e consigli utili

“Mollo tutto e apro un chiringuito sulla spiaggia!”
Quante volte l’abbiamo pensato? Magari anche solo metaforicamente, perché ci siamo stufati di dover rendere sempre conto a qualcuno o semplicemente di lavorare in azienda e vorremmo tanto avere qualcosa di nostro. Ma come fare a capire che siamo davvero pronti a fare il grande passo?

Ci potrebbero essere degli evidenti lati positivi: maggiore libertà, una certa flessibilità e anche il non essere più limitati da chi sta sopra/sotto/intorno a noi nell’organizzazione. Di contro, bisogna prepararsi a potenziali nuove incombenze o competenze da apprendere, entrate non costanti, così come la possibilità di doversi isolare nei periodi più intensi e la sensazione (in alcuni momenti) di non smettere mai di lavorare.

Per questo, ammesso che si possa essere veramente pronti in questo Mondo di incertezza galoppante, probabilmente è bene fermarsi un attimo a ragionare, quanto meno per evitare di fare un completo salto nel vuoto.

Per fortuna abbiamo a disposizione l’esperienza di innumerevoli persone che ci sono passate prima di noi, unita a una ricca serie di strumenti per supportarci nel ragionamento e nelle varie decisioni da prendere.

Non fare come me

O, meglio, come ho fatto io. Ho una confessione da farti prima di tutto. Quando molti anni fa ho deciso di fare il grande passo, lasciando un lavoro sicuro presso una grande azienda, non ho applicato molti dei principi che ti presenterò. E prima di avere successo l’ho pagata assai cara, sia in termini di risorse sia di tempo investiti!

Per questo la prima cosa che farò è di tentare di convincerti a non farlo.

Come capire se mettersi in proprio: le opzioniPotrebbe sembrare un controsenso, ma il primo passo è quello di tenere sempre a mente che in ogni momento della tua carriera hai sempre 3 opzioni principali, così come ci insegna l’amico e collega Bruce Hazen, autore del libro “Answering The Three Career Questions” e co-autore di Business Model Team, edito da Hoepli:

  1. Scalare verso l’alto: avere ancora più successo in quello che stai facendo ora, svilupparti professionalmente, incrementare le tue responsabilità, magari essere promosso. Significa avere ancora più impatto in quello che stai facendo e/o ottenere il giusto ritorno sull’investimento in termini di tempo ed energia spesi per questo lavoro.
  2. Adattarti: a uno o più cambiamenti che provengono dall’interno o dall’esterno, cambiare il tuo stile di lavoro, ad esempio la tua relazione con il resto dei colleghi, clienti interni o responsabili, migliorare nella gestione del tempo o delle priorità, apprendere nuove competenze o know-how. A volte basta poco per rilanciare un impiego e ritrovare la carica e le energie necessarie per garantirsi un futuro radioso.
  3. Uscire di qui: qualcosa si è rotto, non c’è più fit. Vi possono essere varie ragioni, anche indipendenti dalla tua responsabilità (e da un anno a questa parte capita sempre più spesso). A volte è un tema di mancanza di stimoli, di eccessivo stress, di un mancato allineamento a livello di valori o vi è la sensazione di non avere l’impatto desiderato. In tutti questi casi capisci che è il momento di abbandonare la barca e di andare altrove, anche a fare la stessa cosa ma a diverse condizioni. A volte invece significa “inventarsi” un lavoro (fare innovazione professionale) o aprire un’attività. Ecco, appunto, è arrivato il tempo di metterti in proprio.

In quale domanda ti ritrovi in questo momento? Sei certo che hai esplorato tutte le alternative che ciascuna porta con sé? Questo ti aiuterà a comprendere se la tua scelta di metterti in proprio è quella che effettivamente fa al caso tuo.

Parti dal perché

Dopo viene la parte forse più difficile: individuare il perché. Non tanto perché sia arrivato il momento di mettersi in proprio, ma perché intendi fare quella professione o imbarcarti in quell’impresa.

Cosa vuoi far accadere con il tuo lavoro? Qual è l’impatto, il risultato ultimo che vuoi generare con quello che intendi fare?

 

Simon Sinek, autore di “Partire dal perché. Come tutti i grandi leader sanno ispirare collaboratori e clienti”, ci ricorda che le persone non comprano quello che fai ma il perché lo fai. Non è un compito facile. Ad esempio, a me ci sono voluti più di 15 anni di lavoro per capire in maniera cristallina che ciò che mi motiva veramente è aiutare le persone ad essere più auto-dirette e prospere in questo contesto complesso del lavoro. E senza andar troppo lontano considera gli amici di GoDaddy che vogliono aiutare i titolari anche delle più piccole imprese ad avere gli stessi risultati online di una corporate. Non un banale servizio di hosting, no?

A proposito, lo sai che può essere proprio il “perché” un’ottima fonte di un nome per la tua impresa o per il tuo dominio? Lyft.com ti dice niente? Se stai pensando già a qualcosa non perdere tempo, investi qualche euro per registrare un dominio e proteggilo subito!

Non fare piani

Se la tua convinzione nel volerti mettere in proprio non è ancora cambiata, ecco un altro consiglio poco convenzionale.

Aspetta a fare dei piani!

 

Mi riferisco ai cosiddetti business plan, ahimè tanto richiesti dalle nostre banche.

Eppure, “Non ho mai visto un business plan resistere al primo contatto con il cliente”, recita Steve Blank, imprenditore, autore e super star accademica (Stanford, Berkeley & Columbia).

Oggi conta prima di tutto essere sicuri di avere un progetto valido, un modello di business, cioè la logica attraverso la quale andrai a creare, acquisire e distribuire valore per i tuoi clienti.

Ciò vale sia per una professione (anche un singolo freelance ha di fatto un suo modello di business) sia per un’attività imprenditoriale, anche piccolissima. Lo strumento migliore per stendere questo progetto è il Business Model Canvas, con il quale potrai decidere tre importanti aspetti:

  • chi sono veramente i tuoi clienti
  • il problema che intendi risolvere
  • i servizi o i prodotti che intendi offrire e come.

Puoi trovare un’esaustiva introduzione ai modelli di business “aziendali” o personali scaricando questa guida introduttiva gratuita al bestseller Business Model You di Tim Clark, sempre edito da Hoepli. Allo stesso link potrai scaricare anche una versione ultra ottimizzata del Business Model Canvas organizzativo e personale e un utile esercizio per identificare il tuo “perché”: la linea del tempo. A proposito: non dimenticarti di fare dei test esaustivi del tuo modello!

Assicurati di avere i canali giusti

Questi elementi chiave sono tutti in relazione tra loro: i clienti con i loro problemi, i tuoi prodotti o servizi con i loro benefici sono comunicati, venduti e trasferiti attraverso dei Canali (che online significa email, sito, ecommerce, app, software, servizi digitali ecc.)

Attenzione. Questa è la tipica trappola nascosta che tutti trascurano quando intendono mettersi in proprio.

 

La maggior parte dei lavoratori che opera all’interno di un’organizzazione serve principalmente clienti interni: colleghi, soci, responsabili, etc. Alcuni, molti meno, si rapportano direttamente con clienti esterni. Ma quando decidi di metterti in proprio devi tenere conto che il successo è proporzionale a quanto possiedi o controlli dei Canali forti in grado di generare opportunità e visibilità. Se non sei capace o disposto a svilupparli da solo o acquisirli tramite partnership, probabilmente ti conviene restare dipendente o fornitore a contratto.

Fatti prima un nome

Che tu decida di intraprendere una professione o aprire un’attività, devi sapere che oggi è sempre più importante fare Personal Branding e investire sulla tua immagine professionale, un asset che ti aiuterà ad attrarre clienti e/o opportunità. Non sai da dove iniziare? Puoi aiutarti utilizzando il Personal Branding Canvas, lo strumento utilizzato da decine di migliaia di persone in tutto il mondo per sviluppare la propria strategia.

A proposito: perché non inizi subito? Magari prima di lasciare il tuo lavoro investi del tempo a farti conoscere, a sviluppare una rete di supporto e a scrivere dei contenuti di valore su un blog personale o in una community.

Un ottimo modo per comprendere se c’è davvero interesse attorno alla tua idea PRIMA di fare un salto nel buio!

Sperando di non averti davvero fatto cambiare idea, ti auguro un grande in bocca al lupo per il progetto che vuoi intraprendere. E se dovessi trovarti in difficoltà lungo il cammino, un ultimissimo consiglio: non fare come ho fatto io e prendi il coraggio di chiedere aiuto a qualcuno più esperto, non si tratterebbe di futili spese, ma di ottimi investimenti.

Luigi Centenaro è stato il primo Personal Branding Strategist in Italia. Fondatore di Personal Branding.it e di BigName.it, gli specialisti del Personal Branding in azienda, è l'ideatore del modello dell'Innovazione Professionale che insegna presso realtà quali SDA Bocconi, ESSEC Parigi, St. Gallen (CH), Bath SoM, WHU di Düsseldorf e MIP.