Realtà virtuale e cibo: il punto di svolta di Flick on food

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Un nuovo connubio tra food e digital

La tecnologia è sempre in continua evoluzione e crea nuove opportunità per chi ha una mente creativa e il desiderio di fare impresa. Michela Di Nuzzo e Leo Mauriello, due giovani italiani, hanno deciso di sfruttare i nuovi strumenti digital per creare un connubio tra realtà virtuale e food. Insieme hanno dato vita a Flick on food, multipiattaforma made in Italy che ha lo scopo di valorizzare il cibo, e in particolare gli ingredienti e le varietà locali, mettendo in comunicazione i produttori 4.0 con un pubblico internazionale di food lovers ed esploratori pronto a conoscere le ricchezze enogastronomiche italiane e di tutto il mondo. 

Abbiamo incontrato Michela e Leo per farci raccontare il loro progetto. Ecco cosa ci hanno raccontato.

Com’è nata la vostra passione per il mondo della realtà virtuale e del food? 

Michela Di Nuzzo e Leo Mauriello di Flick On Food

Michela Di Nuzzo: Abbiamo sempre lavorato nel mondo digital, in particolare nella valorizzazione dei contenuti attraverso la tecnologia. Puntare alle tecnologie immersive è stata una scelta naturale, dettata dal nostro bisogno di innovazione, e dall’esigenza di declinare un’offerta che potesse rispondere alle nuove esigenze del mercato, in particolare all’evoluzione della parte educational. Realtà virtuale e aumentata incentivano processo di apprendimento, memorizzazione e performance.
Perché il cibo? Una delle industrie più promettenti e anche più acerbe nel suo legame con la tecnologia è proprio quella del cibo. Non solo piatti, ricette, socialità, ma anche e soprattutto conoscenza e approfondimento di tutto ciò che è legato al mondo food in maniera diretta e indiretta. A nostro avviso partire dagli ingredienti e dallo specialty food è una grande opportunità per promuovere servizi legati a turismo, educazione, promozione del territorio. E farlo attraverso la tecnologia, soprattutto oggi, poter superare qualsiasi limite fisico e materiale, sembra essere non solo una grande occasione, ma forse quasi una scelta obbligata. 

Leo Mauriello: La nostra sfida è proprio quella di incentivare l’utilizzo che si fa della tecnologia nel mondo del food. Vogliamo diventi uno strumento anche di monitoraggio dei comportamenti, di acquisizione dati… e stiamo sviluppando nuove tecnologie che vanno proprio in questa direzione.

Qual è stato il percorso per avviare la vostra attività? 

Michela Di Nuzzo: All’interno della nostra agenzia Dotfarm abbiamo dato vita a un Virtual LAB che sperimenta, testa, analizza il mercato in modo da proporre soluzioni immersive legate a diversi settori tra cui il cibo. Flick on food è uno spin-off di Dotfarm, e grazie al know how e alle risorse acquisite nel tempo, è riuscita a prendere vita e a posizionarsi sul web e ad avere seguito sui social.

Cosa serve per avviare un’attività simile? 

Michela Di Nuzzo: Conoscenza del settore, analisi e abilità. Grazie alle nostre competenze in ambito marketing e comunicazione oltre che al sostegno di un team dislocato a Londra, siamo riusciti ad avviare e sviluppare il progetto. 

Leo Mauriello: Ma serve anche e soprattutto una grande motivazione, per superare i momenti difficili e trovare le risorse economiche iniziali sempre insufficienti. Inoltre, bisogna affiancare ad una vision ambiziosa, anche una personalità abbastanza forte per non farsi influenzare troppo da chi non crede nella tua idea. 

Quale consiglio dareste a chi vuole intraprendere il vostro percorso? 

Michela di Nuzzo e la realtà virtualeMichela Di Nuzzo: Se tornassi indietro mi piacerebbe che qualcuno mi spingesse a pormi le domande giuste: cosa ti appassiona realmente? Cosa puoi fare di utile per te stesso e per gli altri? C’è qualcosa che ti spinge ad alzarti la mattina e ad avere passione nonostante tutte le difficoltà che potresti incontrare.
La convinzione profonda è la condizione per riuscire a resistere. Qualità indispensabile per fare impresa in Italia, oltre a passione e determinazione.

Leo Mauriello: Quando si inizia il rischio è sempre quello di innamorarsi troppo delle proprie idee ed essere poco concreti. Il consiglio dunque è delegare alcuni aspetti, affiancarsi a persone che possano completare il tuo orizzonte professionale con punti di vista differenti.

Quale è stato un punto di partenza nella vostra vita professionale? 

Michela Di Nuzzo: La mia carriera da imprenditrice è iniziata quando ho deciso che per me era fondamentale mettermi in gioco. Oltre ogni limite e impedimento. Ho iniziato a dar valore ai miei progetti e soprattutto a sfruttare tutte le competenze acquisite in anni di lavoro.

Quale è stato un punto di svolta nella vostra vita professionale?

Michela Di Nuzzo: Io considero un punto di svolta importante proprio quando ho deciso di voler diventare un’imprenditrice. Aver vissuto e lavorato a Londra due anni mi ha dato quella spinta importante nel comprendere fino in fondo chi volessi essere davvero. E soprattutto mi ha fatto comprendere ancor di più quanto fosse importante per me fare innovazione nel mio Paese, costruire qualcosa che potesse amplificare il nostro valore nel mondo.

Quale è stato un punto di arrivo nella vostra vita professionale? 

Michela Di Nuzzo: La nostra partecipazione allo SMAU con un articolo dedicato a Flick on food sul Corriere e alla nostra esperienza come imprenditori che tornano in Italia. È stato un bel riconoscimento, veder riconosciuto il nostro impegno e desiderio di fare qualcosa di concreto per il nostro Paese.

Raccontateci un errore da evitare sulla base della vostra esperienza e di quello che non ha funzionato per voi

Michela Di Nuzzo: Di sicuro è importante farsi prendere dall’entusiasmo, ma è necessario anche e soprattutto strutturare un piano di business, dove gestire e organizzare investimenti e introiti. La troppa passione e il troppo entusiasmo mi hanno spinto a volte oltre le nostre possibilità e risorse a disposizione, sottovalutando i reali rischi

Date ai lettori un consiglio per aumentare la visibilità online sulla base di ciò che ha funzionato per voi 

Leo Mauriello di Flick on foodLeo Mauriello: Il consiglio numero uno è quello di avere una strategia. Tutti gli strumenti di promozione online come ads, SEO, SEM… sono efficaci. Ma il panorama è diventato competitivo e ci sono pochi margini di errore. Avere ben chiaro in mente cosa si vuole ottenere e a chi si vuole parlare riduce i rischi e armonizza l’interscambio tra strategie on e off line. 

Perché avete scelto GoDaddy?

Leo Mauriello: Inizialmente ho scelto Godaddy per l’ottimo compromesso tra facilità d’uso e economicità dei servizi. Poi man mano che l’azienda è cresciuta, ne abbiamo apprezzato anche i servizi PRO e customizzati. Quindi sicuramente la flessibilità e la capacità di poter accrescere parallelamente: la complessità dei servizi tecnologici e business è un punto di forza.  

In che modo i prodotti di GoDaddy rappresentano per voi un punto di svolta? 

Leo Mauriello: Da noi si sperimenta molto, quindi capita frequentemente di rilasciare: prototipi, servizi demo, landing, survey, campagne, nuovi siti etc. In tal senso, la piattaforma plug and play di Godaddy è stata fondamentale nel darci la possibilità di testare subito le nostre idee.